Bones and all: dal romanzo al film di Luca Guadagnino, vincitore del Leone D'Argento a Venezia 79

Si è conclusa ieri la 79esima Mostra del Cinema di Venezia, che ha premiato l’italiano Luca Guadagnino come miglior regista del Lido. La pellicola in questione, Bones and all, è modellata sull’omonimo romanzo

BONES AND ALL: TRAMA, TEMI, PUBBLICAZIONE

Similmente al grande successo di Guadagnino, Call me by your name, Bones and all non nasce come sceneggiatura originale, ma pesca dalla narrativa young adult (e dunque rivolta a un pubblico adolescente): si tratta di un romanzo a tinte horror/fantasy dell’autrice americana Camille DeAngelis, pubblicato nel 2015. In Italia il romanzo di DeAngelis è stato pubblicato da Mondadori lo scorso 6 settembre.

La trama di Bones and all ruota attorno alla giovane Maren Yearly, giovane ragazza in cerca d’amore, impossibilitata ad avere una vita sentimentale normale per via di esigenze particolari: i suoi amori finiscono in tragedia, vista la sua abitudine di divorare – letteramente – i cuori di coloro che hanno la (s)fortuna di diventare oggetto del suo interesse. E, puntualmente, Maren è costretta, assieme alla madre, a fare i bagagli e trovare una nuova casa. Il giorno del suo sedicesimo compleanno, tuttavia, questa catena si spezza: la madre la abbandona. Rimasta sola, Maren andrà alla ricerca del padre, mai conosciuto. Eppure, cercare qualcos’altro spesso è un espediente per cercare noi stessi.

Nella pellicola di Guadagnino, Maren non è sola, ma condivide il suo vagabondaggio con un giovane disilluso con i capelli tinti di rosso, interpretato da Timothée Chalamet. Nel ruolo di Maren, invece, c’è l’attrice emergente Taylor Russell, vincitrice a Venezia 79 del Premio Marcello Mastroianni.

Bones and all cerca di raccontare la ricerca della propria identità quando ci si sente, e si è, profondamente diversi dagli altri. Una storia d’amore fuori dalle convenzioni, impossibile, eppure…




VENEZIA 79: IL FENOMENO BONES AND ALL

I premi attirano senz’altro una buona fetta di pubblico, ma non prendiamoci in giro: l’eccellenza di Luca Guadagnino era già stata ampiamente riconosciuta al tempo di Chiamami col tuo nome, film del 2017 tratto dal romanzo di André Aciman. Cinque anni dopo, il regista italiano porta a Venezia 79 un progetto con alcuni tratti in comune con il precedente successo: il target di riferimento, la provenienza (si tratta anche stavolta dell’adattamento cinematografico di un romanzo) e Timothée Chalamet.

La giovane star, reduce dal successo di Dune (presentato fuori concorso a Venezia nel 2021), il cui arrivo al Lido ha fatto letteralmente impazzire i fan, aveva trovato la notorietà proprio grazie a Chiamami col tuo nome. Luca Guadagnino rappresenterebbe per Chalamet una sorta di padre artistico e, si sa, squadra che vince non si cambia.

Uno strano intreccio lega questo film anche all’altro protagonista di Chiamami col tuo nome, che però non ha avuto la stessa fortuna del collega Chalamet: dopo l’annuncio da parte di Guadagnino dell’uscita un film sui temi dell’amore e del cannibalismo, in molti hanno azzardato un riferimento alle vicende che hanno costretto Armie Hammer ad allontanarsi dalle scene (l’attore è stato accusato, appunto, di cannibalismo). Guadagnino ha ovviamente smentito qualsiasi riferimento alle vicende dell’ex collega.



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