17 febbraio 2020, ore 16:28 , agg. alle 16:51

Arrivato decimo in classifica alla settantesima edizione del Festival di Sanremo, Rancore ha esordito da solista sul palco dell’Ariston.

Grazie alla sua penna si è aggiudicato il Premio “Sergio Bardotti” per Miglior Testo.

"E' sicuramente un anno di cambiamenti. Il fatto che un pezzo rap abbia vinto il premio come miglior testo, è significativo. E' comunque un pezzo che porta con sé una certa complicità, un labirinto di concetti che è stato capito".

- Ti sei ripreso dal trambusto Sanremese?

"Non sono mai riuscito a riposarmi, sto ancora con una botta incredibile, ho ripreso le guerre in sospeso che avevo lasciato".

- Hai scelto "Luce" di Elisa, come brano di Sanremo nella serata cover.

"Si, è stato un tentativo di reinterpretazione che poi è diventato un poema ma da un altro punto di vista. Ho immaginato il vento tra gli alberi come se fosse una nave e il vento del ritornello gonfiasse le vele, un marinaio che dedica una ode alla luna e il ritornello diventa la risposta della luna. Come sarebbe un tramonto visto dalla luna?"

- Il 28 febbraio esce un vinile in 7 pollici, in versione numerata e limitata che contiene "Eden" e "Luce". Il tuo singolo parla di scelte?

"Si, "Eden" parla di scelte. Come fossi un detective che va in giro nel tempo per prendere le scelte che l'uomo ha fatto, lo vedi dal videoclip, come se potessi riscrivere un mondo virtuale dal videogame. Apoteosi di un mondo costruito dietro a delle scelte".




Rancore a Radio Zeta

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