24 gennaio 2022, ore 12:30

Una seconda possibilità la si può concedere a chiunque.

Nello sport spesso e volentieri va conquistata, sul campo, dimostrando un miglioramento, un cambiamento. Dimostrando, punto.

Nel caso di Mario Balotelli le chance avute sono molte di più di due. Potremmo dire 32, per usare un numero simbolico. Trentadue come gli anni che ‘SuperMario’ compirà il prossimo 12 agosto. Su per giù tre mesi e mezzo prima dei Mondiali in Qatar, verosimilmente gli ultimi ai quali poter aspirare.

Tra il dire e il…giocare, però, per Balotelli e per la Nazionale c’è di mezzo un playoff. Per evitare di dover guardare ancora una volta da casa la manifestazione più importante.

Di sole e d'azzurro (nazionale)

La domanda è: in Nazionale c’è ancora spazio per Mario Balotelli?

Sembrerebbe di sì, almeno sulla carta. D’altronde Roberto Mancini ci ha abituato così: la porta è aperta per tutti. Per chi gioca in Serie A, in B, in Italia o all’estero, a 18 anni o 31, per gli 'underdog' o nomi già noti.

Balotelli rientra per forza di cose nella seconda categoria. Esploso ancora minorenne ai tempi dell’Inter, vince tutto con Mourinho a 19 anni ancora da compiere. Poi inizia il ping pong Italia-Inghilterra, Serie A-Premier League, con la dimensione ideala (ri)trovata a Milano, sponda rossonera però.

In mezzo, troppi, troppi colpi di testa. Così scontati da venir definiti presto ‘Balotellate’. Quell’ “Why always me?” mostrato ai tempi del Manchester City è diventato il suo tormentone. Croce e delizia di un talento cristallino schiavo di una testa non sempre salda sulle spalle, di una mentalità non sempre all’altezza di quello che i piedi disegnavano in campo.


Perché non basta dire ‘Sono il più forte dopo Messi e Ronaldo’ per tenere il passo di due che insieme hanno vinto 11 palloni d’Oro in una quindicina d’anni. E non basta un buon Europeo, perso in finale (contro la Spagna, nel 2012) per lasciare un buon ricordo in Nazionale.

È l’uomo giusto, ora?

Ce lo si chiede da anni, questa volta più che mai. Perché questa volta l’Italia non può fallire. Mancini dopo l’exploit a Euro2020 deve sugellare il patto con un popolo intero, quello di non ripetere lo psicodramma del 2017. Ventura, la Svezia, San Siro pieno e in lacrime.

Di nomi se ne sono fatti tanti, sentiti troppi. Alla fine tra i 35 da provare per l’ultima volta c’è anche lui. Quel Balotelli scoperto proprio dal Mancio, che per primo gli ha dato spazio. Le prime prodezze, le prime ca….e, le ha fatte davanti a lui, diventato padre sportivo per un ragazzo segnato anche da dinamiche familiari complesse.

Lo ha voluto al Manchester City, lo ha sempre tenuto d’occhio. Anche nell’ultima esperienza in Turchia, all’Adana Demirsport di Vincenzo Montella: 20 partite, 8 gol. Solito temperamento, caldo, come lo è ancora il piede. Come lo è il ferro, della Nazionale, da battere ora.


Perché questa è l’ultima chance. A 31 anni nel calcio alcuni treni non passano più. Mario ne ha presi diversi, alcuni li ha lasciati passare, da altri si è gettato in corsa. Questo è il viaggio da non fallire, l’ultima spiaggia anche per la nostra Nazionale. Il prossimo 24 marzo contro la Macedonia si fa sul serio, se tutto va bene il 27 ci si gioca tutto. Se tutto va benissimo, a novembre ci sarà un titolo Europeo da difendere.

Tutto dipende da noi, da lui. Come sempre. Balotelli è spesso sembrato vittima del proprio personaggio, a volte non è sembrato nemmeno dispiacergli questa dimensione. Ora però il ‘bad boy’ del calcio italiano è diventato un uomo. Deve dimostrarci di che tipo. È la sua chance.